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FULVIO ERVAS al Caffè a teatro
 
FULVIO ERVAS al Caffè a teatro
FULVIO ERVAS al Caffè a teatro

Adolescente il  principale attore' del romanzo 'Se ti abbraccio non aver paura' (Marcos y Marcos), adolescenti i vincitori del concorso di scrittura 'Appassiona(r)ti'  organizzato dal Franco Agostino Teatro Festival in collaborazione con il Comitato Soci Coop di Crema. E' una serata giovane la prossima del Caffé Letterario, che lunedì 18 febbraio avrà ospite lo scrittore Fulvio Ervas, che ha anche presieduto la giuria del concorso di scrittura per studenti.  L'appuntamento è per le 20.45 al teatro San Domenico, con ingresso libero e caffè e pasticcini offerti a tutti i presenti. L'incontro di svolgerà in due 'tempi' - subito verrà proclamato il vincitore del concorso, poi Girolamo Lacquaniti intervisterà lo scrittore sul suo ultimo romanzo - e avrà l'accompagnamento musicale di Riccardo Cagni.

 Ecco i nomi dei finalisti: Beatrice Bianchi, Angelica Lucchetta e Francesco mMarchesetti per le scuole Medie (dagli 11 ai 13 anni) e Valentina Cipriani, Greta Colombani e Camilla Marudi per le scuole Superiori (dai 14 ai 20 anni).

L'incontro fa parte della rassegna 'Caffé a teatro' organizzata dall'associazione culturale cremasca in collaborazione con la Fondazione San Domenico.  La serata è resa possibile dall’indispensabile contributo al Caffè Letterario di Fapes di Sergnano, Fondazione Popolare di Crema per il territorio, Banca Cremasca, Comitato Soci della Coop di Crema, libreria Il Viaggiatore curioso di Crema, l'Icas di Crema e  Formazienda, il Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua.

Il romanzo di Ervas è il caso letterario dell'anno: ormai alla 16esima edizione, ha avuto il pregio di fare emergere «il deserto e l’oceano come metafore dell’autismo.  Le bolle di sapone e i  fuochi d’artificio, che Andrea, il protagonista del romanzo, predilige, come simboli della sua leggerezza e della sua capacità di illuminare, per chiunque lo voglia, certi angoli bui  della vita». Ervas, che si definisce scrittore di storie di fantasia  (ha alle spalle otto gialli di ottima fattura) stavolta è alle prese con un  romanzo di viaggio.  Molto speciale.  L’Andrea al quale fa riferimento è il protagonista di ‘Se ti abbraccio non aver paura’, la straordinaria storia di  Franco Antonello, papà di Andrea, ragazzo autistico che oggi ha 18 anni.  Insieme sono stati complici per tre mesi on the road in sella a una moto  negli Stati Uniti, in Messico e nell’America Latina di un’avventura straordinaria e toccante.  Strade, emozioni, volti, persone.  Andrea ha un modo tutto suo di conoscerle: tocca loro la pancia e capisce come stanno. 

Franco e sua moglie, la mamma di Andrea, si erano anche inventati delle magliette anni prima, in cui avevano scritto «Se ti abbraccio non aver paura», un ‘avviso’ per non spaventare chi veniva prescelto dalle attenzioni del figlio. Per tre mesi la normalità è abolita, e non si sa più chi è diverso.  Per tre mesi è Andrea a insegnare a suo padre ad abbandonarsi alla vita.  Accarezza coccodrilli, abbraccia cameriere e sciamani.  E semina pezzetti di carta lungo il tragitto.  Prepara il ritorno mentre suo padre vorrebbe rimanere in viaggio per sempre. «L’incontro con la storia è accaduto per caso. — ricorda Ervas —.  Non conoscevo né Franco né Andrea.  Avevamo un amico in comune che ci ha messo in contatto quando Franco, tornato dal suo viaggio nel settembre del 2010, ha sentito che questa esperienza importante non poteva dissolversi e rimanere solo un bel ricordo.  E’ stato necessario ascoltare i suoi racconti, guardare centinaia di foto: ci siamo trovati una e anche due volte alla settimana, per undici mesi.  Mesi di suggestioni, confronto, chiarimenti, dettagli, idee.  Per connettere tutto il materiale del viaggio.  Poi un altro anno per trovare le parole adeguate, perché diventasse il romanzo di una storia vera. 

Senza fargli perdere la sua specificità e la sua bellezza ma fare in modo che ogni lettore possa trovare spunti di riflessione, qualche frammento di ironia, paesaggi che aprono il cuore, le corse di Andrea che ricordano il bisogno di libertà». Le parole giuste sono arrivate: il romanzo, uscito il 12 aprile, è salito sul podio della classifica dei libri più venduti.  Ervas è così stato meritatamente catapultato in un mondo nuovo, la sua (quasi) tranquilla vita di insegnante-scrittore della Marca trevigiana è stata letteralmente ribaltata: «Il successo ha significato finire sotto i riflettori.  Uno scrittore al suo nono romanzo, una casa editrice prestigiosa ma certo non grandissima, che scalano le classifiche è una faccenda piuttosto singolare, e interessante.  Per me ha significato cominciare a percorrere l’Italia come non mai: da Ivrea a Palermo, da Udine a Roma.  Macino chilometri, rispondo al  telefono (che userei poco) cerco di trovare l’ordine tra le mail che mi  bombardano.  Mi rincorrono l’assessore alla cultura, il bibliotecario, la  rossa del bar, il giornalaio: una dedica por favor!». Però «la mattina successiva ad una presentazione sono sempre a scuola, tra i  miei studenti: magari scambio l’idrogeno con l’elio o la biomassa con mia  zia, magari ho l’aria di chi non sa cosa stia succedendo, ma continuo a  correggere compiti e consegnarli in orario, a completare il programma.  Mi  occupo del mio orto che è sbilenco, pieno di camomilla in fiore e di dorifore che sembrano avere preso di mira le mie amate patate.  Ecco, ho la presunzione di pensare che dentro a questo romanzo, tra le righe che raccontano il viaggio di Franco e Andrea, dentro a tutte le Americhe possibili, si senta anche l’odore del gesso, della lavagna, della camomilla e delle viti in fiore.  Perché per scrivere certe storie ci vogliono certi occhi e certe mani, piene di terra».